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Enrico Manera

Enrico Manera

Inganna Enrico Manera con quel bel fare scanzonato, che verrebbe da definire di marca tipicamente italiana. Difficile non tentare di immaginarlo quando giovanissimo frequenta gli atelier di Schifano, Festa, Angeli e tutto un mondo di straordinarie sollecitazioni che lo battezza per l’artista che è destinato a diventare. Inganna perché l’apparenza frivola rivela poi un’insospettabile posatezza ed una determinazione inusuale nell’apertura all’ascolto bilanciata dalla fiducia nella propria sensibilità intuitiva e nella visione del suo percorso di artista. Manera conserva orgogliosamente il segno di quegli anni, nella sua opera, e tiene alto il testimone di quell’esperienza, nella sua storia. Incontrarlo significa avvicinarsi a un tempo in cui la creatività diffusa realizza ciò che già con le prime avanguardie veniva teorizzato come arte/vita. È così che convive con quegli alti spiriti, ribelli e ispirati, indocili e autolesivi, imparando il mestiere dell’arte, mettendo a fuoco materia viva per tradurla poi in propri codici espressivi. A quei suoi maestri-amici dedica un libro di memorie dal titolo esplicito: “Cafè Des Artistes”, prezioso nel suo essere diretto e coinvolgente, ricco di aneddoti e lontanissimo dalla retorica.